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elucubrazioni di un fenomeno chiamato Fiore …

 

     Volevo essere 4° perché il pettorale diceva 7 ed io sono allergico ai numeri uguali. Per la nuova partenza, dopo a delle gocce che non ti bagnano,sto in scia a numeri più piccoli del mio. Forse ho paura di perdermi, ma non appena si torna sul vecchio percorso non resisto e accelero il tanto che basta per poter capire tutti quelli che arriveranno prima di me. Come sempre è solo un attimo, perché come comincia la salita sono di nuovo un inseguitore. Si entra nel sentiero, le mie scarpe hanno subito voglia di scivolare. Io non ho il coraggio di lasciarle parlare. I primi sono comunque lì davanti e quando finisce quell'asfalto che divide il bosco, il fango litiga ancora con le scarpe. Corde più alte di me si mescolano tra fatica e voglia di chilometri. Mi piacerebbe incontrare bicchieri più grandi della mia sete, ma scopro della cioccolata e ricomincio a pensare. La salita, invece, mi aspetta ed è quella fatta di sale dove si cammina con le mani...
..una fontana per sentire la voglia di acqua che ti scivola addosso, in fondo si corre anche solo per chi ti sta guardando passare. C'è chi
rumina in direzione contraria e un cappello che controlla e mi sorride. Gli occhi riempiono la strada, applaudo e il Guglielmo si lascia spiare. Inizia quella che era l'ultima salita. Ho paura di una strada che non conosco, preferisco aspettare per non sentire l'aria e il vento che salgono con me. Sono solo, forse mi trovo bene, insomma aspetto un pezzo di legno che non riuscirò a piantare. In cima mi fermo davanti a qualcosa da regalare ai denti, ma piove ed è già discesa!
Un po' di sassi che hanno deciso di rotolare sotto ai miei
piedi e poi la strada per correre. Le scarpe non hanno smesso di soffrire con queste curve che vanno e vengono, ma io voglio arrivare 4° e solo quando alzo le mani per salutare questa montagna mi accorgo che si sono trasformate in un paio di ciabatte!!
Peccato solo per quei 2 spari che non mi rappresentano

 

 

Fiore Moratto, quarto classificato assoluto alla prima edizione della Proai Zone...

 

 

 

 

 

Capillarizzazione

Oggi parliamo anche un po' di geografia, di un paradosso geografico che riguarda il secondo fiume più lungo al mondo: il Nilo. La sua portata d’acqua è molto alta ma la zona in cui scorre è desertica. Si tratta quindi di un considerevole spreco di risorse, che si ottimizza solo in prossimità del delta.
Questo per indicare che la stessa situazione può valere in ambito podistico: se il sangue arriva a pochi muscoli, non vengono sfruttati al meglio i vantaggi che possono derivare da una vasta irrorazione sanguigna. In pratica, ci sono fibre muscolari che lavorano a bassissimo regime perché
non vi arriva materiale energetico. Il processo di diffusione del sangue nei tessuti è definito capillarizzazione, e si sviluppa con un’attività aerobica di basso impegno organico, in pratica la corsa a ritmo lento.
Pensando in maniera un po’ forzata, più a lungo si corre e maggiore è lo sviluppo di una rete di capillari. Il processo di capillarizzazione richiede tempo per essere ottimizzato, contrariamente alla chiusura dei capillari in caso di riposo. In questo caso, con soli 5 giorni di mancato allenamento, si perde anche più del 10% dei capillari aperti.
Se per migliorare la capillarizzazione è sufficiente correre a lungo,
è però vero che non bastano singole sedute, anche se molto estese: serve invece un lungo periodo. Studi fatti su podisti di alto di rendimento riportano che serve un mese circa di corsa specifica per portare ad un buon livello la rete capillare muscolare.
I podisti in questione percorrevano 120 chilometri la settimana. Va da sé che un podista che come me di chilometri settimanali ne percorre ora 60, per arrivare allo stesso livello di capillarizzazione dei top runner servono due mesi dedicandosi ovviamente a questo tipo specifico di allenamento. I top runner sotto sperimentazione hanno fatto solo allenamento aerobico puro, senza
interferenze di altri stimoli allenanti: niente quindi allenamenti intervallati e neppure gare. In pratica, un mese di allenamento definito di “capillarizzazione” oppure, come lo definisco nel mio libro, di “costruzione”.
Un amatore arriva allo stesso livello di diffusione sanguigna nei muscoli? Sì... ma in sostanza no. Nella mia professione di personal trainer rilevo che meno del 10% dei podisti si allena seguendo questa regola basilare: senza capillarizzazione i muscoli non sono in grado di ottimizzare neppure il rendimento di alto livello. Non ricevono sangue.
Qual è il freno che non consente ad un amatore di allenarsi come un podista di
elevato livello di rendimento? Si tratta di programmazione. Per la capillarizzazione servono alcune settimane, anche otto. C’è un podista che si astiene dal gareggiare per due mesi sacrificando il tempo ad un allenamento aerobico? Sono certo di non rilevare tante mani alzate.

O. Pizzolato

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